Un regalo diverso dal solito
- 22 dicembre 2025
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Niente nastri colorati né cesti natalizi: in luogo dei tradizionali regali di fine anno, CIC (Svizzera) sostiene i giovani talenti in ambito accademico. Un gesto in linea con la tradizione mutualistica dell’istituto e con la sua concezione della responsabilità delle banche. Intervista alla CEO, Livia Moretti.
Livia Moretti, quest’anno CIC (Svizzera) rinuncia per la prima volta ai regali di Natale per clienti e partner commerciali. Perché?
Perché i tempi cambiamo e con essi anche la nostra responsabilità. Secondo la tradizione, alla fine dell’anno abbiamo sempre fatto regali materiali. Ma questa volta abbiamo scelto di fare qualcosa che rispecchi maggiormente la nostra identità: devolvere le risorse a un progetto di formazione di interesse pubblico, anziché destinarle ad oggetti effimeri. Rinunciare ai regali tradizionali significa affermare ciò che siamo oggi: una banca che sostiene lo sviluppo della società in senso lato.
Quest’anno abbiamo sostituito i regali con un investimento nella formazione, a sostegno della Fondazione Svizzera degli studi, un’associazione che promuove studenti meritevoli e impegnati offrendo loro le migliori condizioni possibili perché possano sviluppare nuove idee e assumere un ruolo responsabile nella società.
Perché è stata scelta proprio questa fondazione?
Perché rappresenta tutto ciò che vogliamo sostenere: il talento, la curiosità, la creatività, lo sforzo, la diversità di carriere. La Fondazione Svizzera degli Studi si adopera a favore di studenti la cui personalità, creatività e interessi intellettuali lasciano presagire un futuro brillante ed eccezionale in tutti i campi (scienze, arti, ingegneria, medicina, filosofia, economia...). Questa scelta riflette ciò che vogliamo essere: un istituto che investe nel futuro piuttosto che in oggetti effimeri. Quest’anno regaliamo qualcosa che non si consuma, ma che produce valore aggiunto per tutta la collettività.
Questo gesto non fa altro che proseguire una tradizione che ci tiene a ricordare...
Sì, è importante ribadirlo: il nostro azionista principale, il gruppo francese Crédit Mutuel Alliance Fédérale, è l’erede diretto delle casse mutualistiche create da Friedrich Wilhelm Raiffeisen alla fine del XIX secolo. Per lui e per i suoi successori, il vero scopo di una banca è migliorare le condizioni di vita delle persone ed essere uno strumento di lavoro che consente di sviluppare l’economia locale. Questa idea ha dato vita a un modello di banche che non distingue tra risultati economici e utilità sociale. Un modello che è insito nei nostri geni fa parte del nostro DNA. È quindi del tutto naturale che quest’anno, anziché in regali, investiamo nella formazione. Sostenendo i talenti di domani rimaniamo fedeli allo spirito dei nostri fondatori. «È un gesto molto più significativo che regalare un cesto natalizio o una bottiglia di champagne.
«Quest’anno regaliamo qualcosa che non si consuma, ma che produce valore aggiunto per tutta la collettività.» -Livia Moretti
Com’è stata accolta questa scelta all’interno della banca?
In modo molto positivo. Il denaro precedentemente destinato ai regali è interamente devoluto alla Fondazione Svizzera degli studi. Il nostro personale partecipa a un progetto di portata nazionale. Tutto questo è molto motivante. Inoltre, come ho già detto, questo gesto esprime un concetto semplice: sostenendo i percorsi accademici, vogliamo contribuire a formare coloro che inventeranno la Svizzera di domani.
Quale filosofia si cela dietro la scelta di «fare un regalo diverso dal solito»?
La mela non è caduta lontano dall’albero (ride). Lo dimostra il fatto che due anni fa il nostro gruppo è stato il primo in Francia a creare un «dividendo sociale» del 15% del proprio utile netto annuale, pari a più di mezzo miliardo di euro nel 2024. Tale importo è destinato a progetti ambientali, sociali e locali, che spaziano dall’agricoltura al sostegno delle donne vittime di violenza, passando per l’accesso alle cure per i più fragili, le energie rinnovabili fino a innumerevoli iniziative radicate nella realtà locale. Questo dividendo sociale, cui noi contribuiamo in quanto affiliata del gruppo, reinventa la condivisione del valore.
Ebbene oggi, con la scelta di sostenere la formazione piuttosto che di fare regali, ci inseriamo a pieno titolo in questa dinamica. Inoltre, proseguiamo il cammino tracciato dagli imprenditori di Basilea e dell’Alsazia alla fine del XIX secolo, quando crearono CIC (Svizzera): siamo una banca al servizio dello sviluppo economico della nostra regione. Non è un concetto astratto, bensì una linea guida che per ogni azione ci esorta a chiederci: «Cosa restituiamo alla società che ha fiducia in noi?». È così che andiamo avanti, giorno dopo giorno.
In sostanza, secondo lei l’impatto di una banca non si misura solo in cifre, ma in azioni profondamente radicate nella sua realtà.
Esattamente. Una banca non si limita a un bilancio, ai prestiti e agli investimenti. Una banca può favorire delle dinamiche collettive. Nel nostro contesto, scegliamo di agire in modo coerente, concreto e sostenibile. Quando la finanza mette radici nella società ed è al servizio delle persone, delle imprese e del territorio, diventa un formidabile motore di progresso. Una banca può fungere da acceleratore di progetti, da stabilizzatore nei periodi di incertezza, da partner delle famiglie così come degli imprenditori. Nel complesso contesto geopolitico attuale, questa responsabilità diventa ancora più importante. La gente si aspetta da noi molto più di semplici prodotti, si aspetta gesti significativi, coerenza e fiducia. Per questo, sostenere la formazione, come abbiamo scelto di fare, significa partecipare direttamente al futuro del paese e permettere ai giovani di sviluppare il loro potenziale. Questo a sua volta rafforza l’economia, la ricerca e la creatività culturale. In sostanza è un circolo virtuoso.
«Quando la finanza mette radici nella società ed è al servizio delle persone, delle imprese e del territorio, diventa un formidabile motore di progresso.» -Livia Moretti
Questo gesto sarà ripetuto anche in futuro? Dobbiamo aspettarci che sostituirà per sempre le tradizionali pratiche commerciali?
Credo nella coerenza nel lungo periodo. Quello che facciamo quest’anno è la base di un approccio di fondo. Continueremo a cercare modi utili di investire i proventi del nostro lavoro a vantaggio della società svizzera. Quest’anno abbiamo scelto di sostenere la formazione e in futuro potremmo farlo per l’innovazione, la sostenibilità, la cultura e l’inclusione. Ci impegneremo negli ambiti in cui il nostro contributo è rilevante e crea valore per più persone possibili.
Come si può riassumere in una frase questo primo Natale senza regali materiali?
Direi semplicemente: quest’anno sotto l’albero, anziché pacchi appariscenti, c’è una busta contenente una promessa per il futuro.
Un pensiero per concludere questa intervista?
Buon Natale! E soprattutto grazie. Grazie ai nostri clienti e partner. La vostra fiducia ci sprona a proseguire il cammino intrapreso. Oggi come domani vogliamo essere una banca che si adopera per coloro che animeranno la Svizzera di domani.